Degrado ex Biblioteca di Beinasco,il sindaco cosa ne pensa??

vecchia bibblioteca beinascoA Beinasco, tra ipermercati e rotonde stradali, si consuma nell’abbandono e nel degrado un piccolo gioiello architettonico del secolo scorso. È una delle poche opere firmate da Bruno Zevi (19182000), tra i protagonisti dell’architettura del Novecento che privilegiò però l’attività storico-critica rispetto a quella di progettista. Si tratta della prima e unica realizzazione del modulo prefabbricato derivato dalla Biblioteca civica Luigi Einaudi di Dogliani. Quest’ultima, anch’essa opera di Zevi, avrebbe dovuto dare vita in tutta l’Italia a una rete di edifici analoghi, all’insegna della massima funzionalità e della minima spesa, per la diffusione della cultura e della lettura in piccoli centri, soprattutto nel Mezzogiorno. Per questi motivi, in sostanza, lo stato in cui versa la ex biblioteca di Beinasco, il solo esempio di quella rete utopistica che non ebbe sviluppo, è significativo e deprimente.
Come ricorda Malcom Einaudi, nipote dell’editore, nell’introduzione al libro “Le biblioteche di Giulio Einaudi”, il progetto avrebbe dovuto costituire “la prima pagina di una voluminosa opera di supporto culturale a future generazioni di italiani”. Rimase tuttavia “lettera morta e dimenticata”. Soltanto la struttura prototipo di Dogliani, inaugurata nel 1963, e la “discendente” di Beinasco, aperta come biblioteca civica nel 1965, videro la luce. Se la biblioteca del Comune delle Langhe non ha mai smesso di funzionare, quella creata da Zevi nella cittadina alle porte di Torino, e più tardi intitolata a Nino Colombo, dipendente della vecchia casa editrice Einaudi, è invece ormai chiusa da anni. Lo è da quando lo sviluppo del sistema bibliotecario locale, peraltro molto efficiente, ha portato alla necessità di una nuova sede, oggi presso il municipio. Così, da quel momento, per l’edificio di Zevi è incominciato un declino inesorabile. Adesso, seminascosto ed esposto ad atti di ordinario vandalismo (le scritte sui muri, i vetri rotti, la ruggine), con la vegetazione spontanea che attecchisce sul tetto, assomiglia alla carcassa di una nave in secca. Neppure una targa, poi, ne rammenta i nobili trascorsi e l’importante autore.
Questo abbandono, questa cancellazione della storia e della memoria, sono davvero inevitabili? Malcolm Einaudi, che guida la Fondazione Giulio Einaudi, risponde con nettezza: “Ovviamente no!”. E continua. “È un problema di strumenti prima ancora che di denaro. Immagino che un’amministrazione lungimirante potrebbe cercare delle partnership adeguate, soprattutto dal punto di vista culturale, e attivare anzi dei processi di rigenerazione”. Che cosa fare, insomma? Aggiunge il nipote di Giulio Einaudi: “Innanzitutto ci vorrebbe un progetto di restauro e di riutilizzo. Ovvero bisogna identificare un soggetto, o una modalità d’intervento, praticabile e sostenibile, a cui delegare la soluzione dei tanti punti delicati che un simile manufatto ci pone”.
Se il Comune di Beinasco non ha le risorse, in parole povere, perché non rivolgersi a enti come il Fondo Ambiente Italiano (il Fai)? Un’operazione non troppo dissimile, ricorda Einaudi, “ha portato, qualche anno fa, alla riqualificazione del negozio Olivetti di Venezia progettato nel 1958 dall’architetto Carlo Scarpa”. Una modalità d’intervento analoga è stata proposta, circa sei mesi fa, in un incontro con il sindaco di Beinasco e anche con l’assessore alla Cultura. Ma alla cosa, fino a oggi, non è stato dato alcun seguito. L’incuria, intanto, fa progressi.

Tratto da:

http://torino.repubblica.it/cronaca/2013/12/29/news/la_biblioteca_di_einaudi_abbandonata_a_beinasco-74694030/

Foto:http://torino.repubblica.it/cronaca/2013/12/29/foto/come_si_abbandona_un_capolavoro-74703501/1/#1

Un pensiero su “Degrado ex Biblioteca di Beinasco,il sindaco cosa ne pensa??

  1. Daniele Callea Autore articolo

    Vorrei sottolineare questa parte dell’ articolo
    Una modalità d’intervento analoga è stata proposta, circa sei mesi fa, in un incontro con il sindaco di Beinasco e anche con l’assessore alla Cultura. Ma alla cosa, fino a oggi, non è stato dato alcun seguito.

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